Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post

martedì 1 aprile 2008

Genroku Chushingura (La Vendetta dei 47 Ronin)

Genroku Chushingura (Kenji Mizoguchi, 1941)

Dopo questo prometto che per un po' non scriverò di film giapponesi. Specie se, in questo come in altri casi, si tratta di film rari, non tradotti e generalmente ostici.

Genroku Chushingura (letteralmente "storia di fedeltà dell'epoca Genroku", più nota come la storia "dei 47 ronin") è la versione cinematografica di quello che è probabilmente il più famoso romanzo storico giapponese.

In breve, la storia racconta di un nobile, il daimyo Asano, che in un accesso di collera colpisce con la spada Kira, un dignitario nel palazzo dello shogun. Per questa violazione dell'etichetta, il nobile viene sommariamente condannato a fare seppuku. I samurai di Asano, divenuti ronin (uomini onda, ovvero senza padrone), si vendicano assaltando il palazzo di Kira e accettando la conseguente condanna al suicidio rituale.

E' un film molto lungo, solo sottotitolato e di difficile comprensione per chi non abbia un'infarinatura di cultura giapponese. Per di più, giacchè gli originali sono stati persi, anche la qualità video del DVD non è ottimale. Però è un'ottima messa in scena di un classico della letteratura giapponese da parte di uno dei padri fondatori del cinema nipponico. Da vedere, ma solo per gli appassionati.

martedì 11 marzo 2008

Ichi The Killer (e il "cinema estremo" di Takashi Miike)

Ichi the Killer (Takashi Miike, 2001)

Come mi piace l'espressione "cinema estremo"! Non mi ricordo dove l'ho sentita ma rende proprio l'idea. In effetti, è una dicitura che calza a pennello a Ichi the Killer, ma anche a film come Eraserhead di Lynch o Tetsuo di Tsukamoto. Film che spingono l'immagine oltre i confini del buon gusto fino a creare, nello spettatore, un senso di disagio, quando non proprio disgusto, che non può lasciare indifferenti...se non è arte questa!

Andiamo con ordine. Ichi the Killer, tratto dal manga omonimo, segue le vicende di Kakihara, uno spietato yakuza con la passione per il sadomasochismo. Il padrino di Kakihara è misteriosamente scomparso insieme ad un ingente somma di denaro e lo yakuza, convinto che il boss sia stato rapito, si mette a cercarlo. Le sue richerche lo porteranno a confrontarsi con Ichi, un giovane sessualmente frustrato che, manipolato da un misterioso personaggio detto "il Burattinaio", uccide i "prepotenti" sfogando il suo illimitato sadismo e facendoli letteralmente a pezzi.

Questo film è, nel bene e nel male, disgustoso. Mutilazioni, torture e pervesioni sono trattati in maniera decisamente esplicita. L'humor nero smorza i toni solo in parzialmente e nella maggior parte delle scene truculente rimane un forte senso di disagio. Se superate il disgusto, tutto sommato è un film ben realizzato, ironico e particolare. Però ci vuole uno stomaco decisamente forte già dai titoli di testa (che emergono, grondanti, da una pozza di liquido organico "maschile").

Detto questo, spendo due parole per il regista Takashi Miike. Miike non è particolarmente noto in occidente ma, data la stranezza dei suoi film, la sua popolarità sta crescendo in maniera esponenziale. Si tratta di un regista molto prolifico (almeno due lungometraggi all'anno) ed estremamente poliedrico. La yakuza,ovvero la mafia giapponese, è uno dei temi principali dei suoi film che spesso sono surrealisticamente ultraviolenti.

Oltre al genere yakuza/ultraviolento Miike si è cimentato, con successo, in episodi TV di varie serie nipponiche (tra cui Ultraman), film decisamente surreali (Visitor Q o Il Teatro dell'Orrore Yakuza:Gozu), alcune riduzioni cinematografiche di manga e addirittura film comici come il fantastico Zebraman (di cui trovate spezzoni su Youtube e di cui magari scriverò in futuro - se vi capita guardatelo:è molto divertente!). Tra le altre cose, gli è stata affidata la versione live-action di Yattaman in uscita nel 2009. Non riesco a pensare ad un regista più indicato.

Insomma, un regista fuori dagli schemi che però ha talento e che , se siete alla ricerca di qualcosa di diverso, potrebbe fare al caso vostro. Sempre che il vostro stomaco regga.

giovedì 21 febbraio 2008

Kwaidan (Storie di Fantasmi)

Kwaidan (Masaki Kobayashi,1963)

Altro film da cineforum fantozziano (o da Benedetta dei Ragazzi della 3a C, ricordate?): ammetto di non conoscere molto di 'sto Kobayashi, ma questo regista gode della mia infinita ammirazione per la perfezione stilistica di Seppuku, di cui vi ho già parlato. Quindi, dato che questo DVD era in bella mostra su uno scaffale alla Fnac e che il prezzo era ragionevole non ho resistito all'acquisto.

Kwaidan (letteralmene "storie di fantasmi" in giapponese) è un film "ad episodi". Per la precisione si tratta di quattro cortometraggi ispirati a quattro ghost-stories della tradizione nipponica. La stessa messa in scena è fortemente influenzata dal teatro e dalla pittura giapponese e rinuncia ad ogni pretesa di realismo in favore di un espressionismo deciso e intenso.

I quattro episodi mi sono piaciuti tutti, ma il terzo "Oichi il senza-orecchie" (da cui è tratto il fotogramma) mi è sembrato di gran lunga il migliore. Visionario, teatrale e ben realizzato si apre con un'onirica sequenza di battaglia che è un concentrato di arti visive del Paese del Sol Levante.

Anche questo, come Seppuku, non è proprio un film per tutti. In primis perchè non è doppiato, e in secundis perchè è talmente intriso di cultura giapponese da essere di difficile lettura per i profani. Questo secondo aspetto è ancora più accentuato rispetto a Seppuku, sia perchè la critica sociale è assente e sia perchè le "storie di fantasmi" nipponiche sono decisamente diverse dalle nostre.

Se vi interessano cultura giapponese e i film teatral-pittorici questo è un titolo da vedere a tutti i costi: alcune sequenze (e gli eccezionali titoli di testa) sono veramente splendide.

Un plauso alla "RaroVideo" che ha pubblicato il DVD in Italia: i titoli nel loro catalogo sono più cari della media, ma sono davvero rari ed interessanti (per esempio "Tetsuo" o i film di Jodorowsky) e i DVD sono sempre accompagnati da qualche pagina di introduzione e critica.

martedì 5 febbraio 2008

Seppuku (Harakiri)

Seppuku (Masaki Kobayashi, 1962)

Ok, questo è un film da cineforum fantozziano. Non so a quanti di voi potrebbe piacere, ma non posso fare a meno di parlarvene.Seppuku ha molti difetti per lo spettatore medio. Per esempio è lento. Per esempio non è doppiato in italiano (ne' in inglese se è per quello). Per esempio è talmente intriso di cultura giapponese che può risultare un po' ostico.
Siamo nel Giappone del 1600. Un giovane samurai, ridotto in miseria, chiede di fare harakiri presso il palazzo di un alto dignitario - richiesta che talvolta veniva respinta con una piccola elemosina . Il giovane viene però costretto dal nobile locale ad un suicidio rituale di inusitata truculenza, sia come punizione per il suo stato di miseria, sia per "dare l'esempio" ai samurai del palazzo.
Qualche mese più tardi, un altro samurai in miseria, più vecchio, si presenta al palazzo con la medesima richiesta. Ma è chiaro da subito che c'è qualcosa che non quadra in questo anziano e cencioso guerriero.
Con tutti i difetti di cui vi dicevo, penso che Seppuku sia un film magnifico. Ogni singola inquadratura è un esempio di perfezione geometrica e di composizione dell'immagine. Non c'è una sequenza fuori posto. Non c'è immagine che non rifletta un'estetica posata e pulita, tipicamente giapponese e allo stesso tempo estremamente moderna e teatrale. Un po' come in molti film di Kubrick, la pulizia dell'immagine e la perfezione stilistica creano un senso di "tragedia imminente" che è difficile descrivere.
E' anche una pellicola di violenta denuncia contro l'inumanità del codice d'onore dei samurai,e, per traslato, dell'intero sistema di valori "tradizionale" della socità giapponese e, in un senso ancora più in generale, della vacuità dei simboli, dell'apparenza e delle tradizioni quando queste siano slegate dai bisogni concreti della persona e dai suoi sentimenti.