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domenica 16 settembre 2012

Pietà



(Pietà, Kim Ki Duk, Corea del Sud, 2012)


Quando vedo un film asiatico d'autore sono sempre un po' disorientato. Da un lato, è evidente che sia qualcosa di diverso, e spesse volte di nuovo. Dall'altro gli stilemi sono così diversi che certe scene vacillano tra il tragico ed il comico, e diventano stranamente grottesche (complice anche il doppiaggio che spesso fatica ad entrare nei ritmi del lontano oriente). Tutto questo pippotto per dire che ieri sera ho visto "Pietà" di Kim Ki Duk e non mi è dispiaciuto, anche se sembra quasi un sequel alla "trilogia della vendetta" di Chan-wook Park (altro coreano).

Il protagonista è uno "spaccadita" di periferia che, per conto degli strozzini, si occupa rendere disabili i debitori insolventi per poter riscuotere il premio dell'assicurazione - rovinando la vita di un bel po' di persone spesso sotto gli occhi dei loro familiari. Finchè un giorno non entra nella sua vita una misteriosa donna che afferma di essere la madre che lo abbandonò alla nascita.

La "Pietà" c'entra, ma come ho già detto è principalmente un film sulla vendetta. Sullo stesso tema, i film di Park, specie Oldboy, mi sembrano più incisivi. In ogni caso, Leone d'Oro a Venezia ques'anno.

(Trailer italiano - da cui si capisce poco del film a dire il vero)  


lunedì 8 novembre 2010

Animal Kingdom

Animal Kingdom (David Michod, Australia, 2010)

La morte della madre costringe il giovane J a rimettersi in contatto con il resto della sua famiglia, che non incontrava da anni. Ben presto viene coinvolto nei traffici criminali degli zii, spacciatori di droga, e in un feroce confronto contro la polizia.

E'un bel film, che riesce a distinguersi dai canoni dei film "di famiglie criminali" (che ormai sono quasi un sottogenere vero e proprio) per l'estrema crudezza dei rapporti fra i personaggi. Ed è anche ben realizzato:lo stile asciutto ed essenziale è davvero pregevole. Forse gli manca solo qualche dialogo di livello per farne un capolavoro assoluto, ma del resto il taglio è realistico e non è che ti puoi aspettare chissà quali discorsi memorabili da uno spacciatore di periferia. Soprattutto se non si tratta di un film di Hollywood.

Non si vedono spesso film australiani di questo livello. Premio della giuria al Sundance 2010. Non ho visto gli altri film in concorso, ma è improbabile che ce ne siano stati di molto più belli.

sabato 16 ottobre 2010

L'Uomo Che Verrà

L'Uomo che Verrà (Giorgio Diritti, Italia, 2009)
Stasera, parlando con gli amici, ci si domandava quali fossero stati i migliori film della passata stagione. L'Uomo Che Verrà è stato uno dei primi titoli a venirci in mente.
Il film è ambientato in un casolare dell'Appennino Tosco-Emiliano, nell'inverno tra il 1943 e il 44.
La dura quotidianità della vita contadina si intreccia con le vicende belliche, che culminano nei rastrellamenti della strage di Marzabotto. Il tutto visto dagli occhi di una bambina che ha smesso di parlare dalla morte di un suo fratellino e che dovrà prendersi cura dell'ultimo nato del casolare.
Questo film mi è piaciuto davvero molto. Una delle migliori produzioni italiane degli ultimi anni - anzi, probabilmente la migliore.

mercoledì 15 settembre 2010

Lasciami Entrare

Låt den rätte komma in / Let the right come in (John Ajvide Lindqvist, Norvegia, 2008)

Strano film, questo. Se ne è parlato molto, perchè, nonostante la scarsa diffusione, è diventato un piccolo fenomeno di culto anche in paesi anglofoni (e nonostante il fatto che il doppiaggio in inglese sia pessimo). Hollywood ne sta realizzando un proprio remake, la cui campagna di marketing è iniziata in questi giorni.

Ambientato in una diafana periferia di una città scandinava, la storia è quella dell'amicizia fra Oscar, un dodicenne solitario, debole e vessato dai bulli, ed Ellie, una strana ragazzina appena arrivata nel quartiere - che si rivelerà essere un vampiro.

Le premesse per una melensa storiella affettivo-gotico-disneyana ci sarebbero tutte, ma fortunatamente il film ha tutt'altro stampo. L'ambiguità morale dei ragazzini è resa in maniera eccezionale ed è probabilmente uno maggiori meriti del film, insieme ad alcune scene veramente ben riuscite (come quella della piscina).

Non parlerei di capolavoro, come altri hanno fatto, ma è un film più che discreto e, come film di vampiri, è ben distante dai canoni delle produzioni Hollywoodiane recenti. Il che vorrebbe essere un complimento.
Sono pronto a scommettere che il remake made in USA non sarà altrettanto bello.

mercoledì 14 luglio 2010

Il Segreto dei Suoi Occhi

El segreto de sus ojos (Juan Jose Campanella, Argentina/Spagna,2009)

Nel piattume della programmazione estiva ecco un bel film.

Un impiegato di un ufficio giudiziaro in pensione decide di scrivere un libro su un caso di stupro ed omicidio, archiviato venticinque anni prima, ma che lui non riesce a dimenticare. Nello scrivere il libro riaffiorano i ricordi del colpevole impunito e di un amore mai confessato...ma non vi racconto altro perchè l'intreccio è complicato e rischierei lo spoiler.

Comunque è davvero un buon film. Non è esente da pecche (per dirne una forse è un po' lungo) ma ci sono sequenze memorabili. Alcune addirittura strepitose (come il piano-sequenza dello stadio). Per certi versi mi ha anche ricordato anche pellicole "esotiche" come quelle della Trilogia della Vendetta di Park Chan-wook, anche se questo è un film tipicamente occidentale.

A vederlo, al Sivori, ci saranno state cinque-sei persone al massimo. Sala vuota in attesa dei cinecocomeri. Un vero peccato perchè è un film che merita.

venerdì 1 gennaio 2010

La Sposa in Nero

La mariée était en noir (F.Truffaut,1968)

Truffaut non mi ha mai entusiasmato. Lo so, lo so, un buon cinefilo dovrebbe adorare Truffaut e la Nouvelle Vague. Non so che dire: forse non riesco a contestualizzarlo, o ad apprezzarne appieno le capacità tecniche. Sta di fatto che tutti i film che ho visto mi sono piaciuti (con l'eccezione di Jules e Jim) ma nessuno mi ha dato quel senso di appagamento che, per me, contraddistingue i capolavori assoluti.
La trama del "La Sposa in Nero" è semplice. Dopo un tentativo di suicidio una donna parte per un viaggio misterioso. Si scopre presto che lo scopo del viaggio è quello di uccidere, uno per uno, i responsabili della morte del marito - avvenuta proprio il giorno delle nozze.
Il film gode di una certa popolarità per due motivi. Quello più serio è che questo film nacque come "omaggio" del regista francese ad Alfred Hitchcock all'indomani della celebre intervista. Il motivo più faceto è che questa pellicola è spesso citata come "il film a cui Tarantino si è ispirato per Kill Bill" - il che mi sembra vero solo in minima parte e solo a grandi linee.
Comunque è un buon film. Vale la pena vederlo - se non altro per numerose sequenze che presentano un montaggio magistrale e che troverete citate come esempi in molti manuali di tecnica cinematografica.

mercoledì 28 ottobre 2009

Lebanon

Lebanon (Samule Maoz,2009)

Film decisamente strano, questo Lebanon. E' il 1982 e l'esercito israeliano sta entrando nel territorio libanese.Il film è interamente ambientato all'interno di un carrarmato israeliano che ha il compito di accompagnare un plotone di paracadutisti nell'esplorazione di una cittadina ostile.

Il film non mi ha convinto. L'impostazione è volutamente minimalista e sperimentale e il risultato è oppressivo e claustrofobico, ma assolutamente non realistico, anzi direi quasi teatrale. Non siamo ai livelli di Dogville, ovviamente, ma si ha tutto tranne che l'impressione di essere all'interno di un carroarmato vero - il che apre la porta ad una serie di interpretazioni metaforiche, alcune delle quali scontatamente banali.

Non è un film brutto...ma siamo ben distanti dalla qualità che mi aspetterei da un Leone d'Oro - che in questo caso sembra quasi un premio alle intenzioni e all'antimilitarsmo, piuttosto che alla reale qualità del film. Sullo stesso tema Waltzer con Bashir mi era piaciuto di più.

lunedì 8 dicembre 2008

Andrei Arsenyevich Tarkovsky,la fantascienza del Soviet e numerose facciate sul divano.

L'indimenticato Maestro Sovietico Andrei Ansenyevich Tarkovsky, a cui debbo diverse sonore dormite sul divano :-)

Qualche settimana fa, durante una cine-conversazione ad una festa, sono stato messo di fronte ad una pesante lacuna nella mia preparazione: Andrei Tarkovsky. Il nome è di quelli pesanti. Nel senso che, quando si parla di fantascienza, se non hai visto "Solaris" di Tarkovsky vieni immediatamente retrocesso al rango degli spettatori abituali di Natale a Rio, Amici di Maria de Filippi e La Talpa - che, nelle suddette conversazioni, sono valutati alla stregua dei cercopitechi.

Di qui si deduce una regola d'oro dello pseudo-cinefilo da party: se si parla di grandi registi o classici indiscussi MAI ammettere candidamente "non l'ho visto". Si perde ogni credibilità. Allo scopo di mantenere la vostra autorità in materia, dovrete preventivamente usare una delle seguenti frasi:

1) "L'ho visto a pezzi in TV" - con la variante rafforzativa "l'ho visto a pezzi a Fuori Orario di Enrico Ghezzi"

2) "L'ho visto anni fa ad una rassegna...ma non mi aveva entusiasmato" (e far seguire espressioni dubbiose e un pochino schifate fino a che la convesazione scivola su un altro film - calcolate un 3-4 minuti al massimo)

3) "L'ho visto certamente ma forse lo confondo con ... - aggiungete qui il primo film astruso che vi viene in mente, più astruso è meglio è. Il meglio del meglio sono film di nazioni difficili da trovare sul mappamondo e di cui neanche esiste una traduzione italiana.

Ovvio che è buona regola sopperire alle lacune più gravi non appena possibile. Nel mio caso, grazie a prodigi del p2p, si è trattato di affrontare i due irrinunciabili capolavori fantascientifici del maestro sovietico, ovvero Solaris e Stalker. Sapevo che sarebbe stata dura.
Una Locandina russa di Solaris che la dice lunga...

Solaris è un film del 1972, tratto da un racconto di Lem, che narra di una stazione spaziale in orbita su quello che sembra essere uno sterminato ammasso di "plasma pensante". Questa intelligenza aliena analizza il subconscio dei tre abitanti della stazione e sulla base di questo materializza i "visitatori", esseri fisici che interagiscono con gli umani. Il protagonista, uno psicologo appena inviato sulla stazione, si troverà quindi faccia a faccia con una replica della moglie morta anni prima. Lui sa che è una copia aliena, sa che è anche un essere vivente identico alla donna amata etc.etc. ...beh,avete capito: una serie di pippotti filosofico-psicologici in russo sottotitolato in inglese. Mi ha mandato al tappeto (leggasi mi sono addormentato sul divano) tre volte prima di vederne la fine. Non è un brutto film, anzi. Per esempio, i rapporti fra i vari abitanti della stazione sono molto interessanti. Ma è lento. Sottotitolato, poi, è mortale.
Ne esiste anche una remake Hollywoodiano con Clooney, che non ho visto e che mi dicono mantenga intatta la potenza soporifera.

Copertina del DVD in inglese di Stalker (da noi non esiste)


Stalker, invece, fu ultimo film "sovietico" del regista. Realizzato nel 1979 e tratto dal racconto Roadside Picnic dei fratelli Strugratsky, segue il viaggio di uno scrittore e di uno scienziato, accompagnati da uno Stalker, all'interno della misteriosa Zona - un'area disabitata da anni e sede di invisibili e terribili pericoli. Nessuno può entrare nella Zona. L'esercito ne presidia gli accessi. Nessuno nemmeno sa cosa ci sia veramente nella Zona. Si dice che vi sia caduto un meteorite, o che vi siano sbarcati gli alieni. Si dice che, nella Zona, basti un passo nella direzione sbagliata e si muoia. Si dice però che vi sia anche La Stanza, un luogo in cui i propri desideri vengono realizzati. Per questo motivo sono in molti a volere entrare nella Zona, e per farlo hanno bisogno di essere accompagnati da uno Stalker, misteriose guide in grado di decifrare gli invisbili percorsi che consentono l'accesso alla Stanza.
Sotto molti aspetti è un film geniale. Per dirne una, io ci ho visto una efficace metafora del ruolo mistificatorio della religione (lo Stalker come il prete, che tiene sotto controllo artista e scienziato minacciando pericoli e vincoli invisibili, e forse inesistenti). Però pure questo mi ha mandato orizzontale per un paio di volte.

Concludendo: due film sicuramente interessanti, che vale la pena vedere se siete degli appassionati, ma che sono lenti e "spessi". Se non siete degli appassionati del genere, sconsiglierei rispettosamente la visione. Quanto avete appena letto, un paio di minuti su imdb e una delle frasi riportate sopra saranno sufficienti a sostenere le conversazioni durante le feste.

martedì 10 giugno 2008

Tropa de Elite

Tropa de Elite (Josè Padilha, 2007)

Ci sono due motivi che mi hanno spinto a scrivere queste due righe su Tropa de Elite. Il primo è che penso che sia un buon film. Mi è piaciuto molto e vi consiglio di guardalo. Il secondo è che è un film che ha ricevuto, nel nostro Paese, un'accoglienza critica a dir poco controversa.

Basato su un libro scritto da un ex-ufficiale del BOPE (la squadra speciale della polizia brasiliana), il film segue le vicende di alcuni mebri di questo corpo specializzato in violente e repressive incursioni nelle favelas di Rio de Janeiro, per stanare - e spesso uccidere senza troppi complimenti - narcotrafficanti e spacciatori.

E' un ottimo film. Ben realizzato, ottima fotografia, recitazioni convincenti e buona regia. Orso d'Oro a Berlino. Quindi perchè tutte queste polemiche? Beh, è semplice. Perchè i "buoni" agiscono con metodi repressivi e autoritari, diciamo pure fascisti. La cosa certamente non piacerà ai commentatori più sinistrorsi, di cui la critica cinematografica italiana abbonda. Gli uomini del Bope torturano e uccidono, senza discussioni, senza processi e senza dibattiti, salvo poi subire il peso gravoso dello stress emotivo e fisico. Lo fanno perchè hanno la ferma convinzione che gli spacciatori siano assassini. Non hanno dubbi di essere i buoni e non hanno dubbi su chi siano i cattivi. E non hanno dubbi che i cattivi meritino la morte.

Il film è anche impietoso verso la corruzione della polizia, verso i centri sociali delle favelas "collusi" con gli spacciatori e verso i giovani universitari della Rio "bene" che fanno parte, come consumatori o rivenditori, del giro del narcotraffico. In una situazione così incancrenita le carneficine del Bope sembrano necessarie. Non so se sia vero. Non so se sia giusto. Però "Tropa de Elite" è un bel film.

Dimenticavo: il film veniva pubblicizzato con la frase "dagli stessi autori di Cidade de Deus"....parzialmente vero. Uno degli sceneggiatori è lo stesso e anche il direttore della fotografia è lo stesso. Il regista però non è Merellies. Poco male. Sono entrambi ottimi film.

martedì 27 maggio 2008

Straw dogs (Cane di paglia)

Straw Dogs (Sam Peckinpah, 1971)

Un timido matematico americano (Dustin Hoffman), per completare il suo libro, si ritira in una fattoria del paese natale della moglie, nel bel mezzo della campagna inglese. Lo scherno dei paesani si tramuta presto in estrema violenza.

Questo è uno di quei film che, usciti tra la fine degli anni 60 e l'inizio degli anni 70, hanno fatto parlare di se più per i pesanti interventi censori che per il loro livello artistico. Intendiamoci: mi è piaciuto. La trama è interessante e ben costruita e l'idea di base non è niente male. Però Peckinpah non è Kubrick, nel senso che non ne ha la forza visiva. Visto con gli occhi di oggi, è un buon thriller, ma mi è sembrato datato come fotografia, regia e montaggio.

Per inciso, secondo me Peckinpah non è neanche un Sergio Leone: anche "Il Mucchio Selvaggio" (che ho visto qualche settimana fa) mi è sembrato datato. Sembrare o non sembrare "datato" è una delle cose che distinguono il "classico" dal "capolavoro".

venerdì 4 aprile 2008

Ogro

Ogro (Gillo Pontecorvo,1979)

Giusto per non scrivere sempre di film che mi hanno entusiasmato, questa volta è il turno di uno
dei film meno noti e, secondo me, meno riusciti di Gillo Pontecorvo.
L'argomento del film è l'attentato all'ammiraglio Luis Carrero Blanco, successore designato di Franco, ucciso a Madrid nel 1973 da un commando di Euskadi Ta Askatasuna. La vicenda è raccontata dal punto di vista degli attentatori.
E' un film che ha avuto una gestazione lunga e travagliata: realizzare un film del genere negli anni 70 e pubblicarlo in un'Italia che aveva appena vissuto il caso Moro presentava una serie di difficoltà e di questioni interpretative.
Il risultato è una pellicola un po' discontinua che ha dei momenti di discreta tensione narrativa ma anche superflui discorsi riconciliativi,del resto necessari per essere sicuri che nessuno potesse interpretare il film come un'apologia della lotta armata.
Ottima interpretazione di Gian Maria Volontè, nei panni del coordinatore del gruppo, e quasi ipnotica la dimessa bellezza di Angela Molina che in più di una inquadratura mi ha ricordato la foto di Jasmine Trinca sulla locandina a "La Meglio Gioventù", immagine che starei a guardare per ore.
Nel complesso non è un brutto film, ma non è niente di eccezionale. L'ho trovato comunque interessante perchè parla di un episodio storico che non conoscevo. Il bello dell'essere ignoranti è che ci sono un sacco di cose da scoprire.


martedì 1 aprile 2008

Viva Zapata!

Viva Zapata! (Elia Kazan, 1952)


Per rispondere alla domanda più frequente che mi sono sentito fare su questo film: no, non è Viva Zapatero della Guzzanti. E' un altro film. Questo è più vecchio e c'è Marlon Brandon. E c'è anche Antony Quinn. Ok?

Viva Zapata! è la storia, romanzata ma non troppo, del rivoluzionario messicano Emiliano Zapata e della sua ascesa da irrequieto contadino a generale della rivolta contro il presidente Diaz.

E' il terzo film di Elia Kazan che ho visto e anche questo, come gli altri due, mi è piaciuto (per inciso gli "altri due" sono "Un Tram Chiamato Desiderio" e "Fronte del Porto"). La sceneggiatura di John Steinbeck regge bene per tutta la durata del film, anche se la realizzazione generale è molto classica ed alcune scene, al giorno d'oggi, sembrano leggermente troppo teatrali. In sintesi un buon film, innovativo (ai tempi) nei contenuti e classico nella forma.

Una curiosità: Viva Zapata! è citato ne "Un Burns per Tutte le Stagioni", il film del signor Burns nell'eccellente puntata dello Springfield Film Festival dei Simpson (Burns-Zapata al pueblo: "I will close plants in America and bring work here!" e il pueblo "Viva el Senor Burns!"). Mitico.
Ah, questo qui di fianco è il vero Emiliano Zapata. Giusto per fare un confronto con Marlon Brando. Che dire? Due gocce d'acqua, non trovate? Una somiglianza impressionante. E' incredibile quanto, già negli anni cinquanta, i maghi del trucco di Hollywood potessero fare con un paio di baffi e un po' di fondotinta!

Una delle regole di Hollywood: gli eroi sono sempre belli.

Genroku Chushingura (La Vendetta dei 47 Ronin)

Genroku Chushingura (Kenji Mizoguchi, 1941)

Dopo questo prometto che per un po' non scriverò di film giapponesi. Specie se, in questo come in altri casi, si tratta di film rari, non tradotti e generalmente ostici.

Genroku Chushingura (letteralmente "storia di fedeltà dell'epoca Genroku", più nota come la storia "dei 47 ronin") è la versione cinematografica di quello che è probabilmente il più famoso romanzo storico giapponese.

In breve, la storia racconta di un nobile, il daimyo Asano, che in un accesso di collera colpisce con la spada Kira, un dignitario nel palazzo dello shogun. Per questa violazione dell'etichetta, il nobile viene sommariamente condannato a fare seppuku. I samurai di Asano, divenuti ronin (uomini onda, ovvero senza padrone), si vendicano assaltando il palazzo di Kira e accettando la conseguente condanna al suicidio rituale.

E' un film molto lungo, solo sottotitolato e di difficile comprensione per chi non abbia un'infarinatura di cultura giapponese. Per di più, giacchè gli originali sono stati persi, anche la qualità video del DVD non è ottimale. Però è un'ottima messa in scena di un classico della letteratura giapponese da parte di uno dei padri fondatori del cinema nipponico. Da vedere, ma solo per gli appassionati.

giovedì 13 marzo 2008

Il Petroliere (There Will Be Blood)

There will be Blood (Paul Thomas Anderson, 2007)

L'inizio del 2008 è stato fenomenale per gli appassionati di cinema. Di fatto c'era (e in parte c'è ancora) solo l'imbarazzo della scelta: American Gangster, Non E' Un Paese Per Vecchi, Sweeney Todd, La Promessa dell'Assassino sono solo i primi che mi vengono in mente. Solo "Sogni e Delitti" di Woody Allen mi ha deluso (è un film fiacco e noioso:evitatelo!). Orbene, sino ad ora ho evitato di parlare di film recenti, principalmente perchè speravo di incentivare gli altri autori del blog lasciando loro i titoli più attuali, ma visto che non scrive nessuno allora lo faccio io. E inizio da un film bellissimo: There Will Be Blood.

"Il Petroliere", decisamente diviso in una sorta di prologo, una fase centrale ed un epilogo, segue le vicende di un cercatore di petrolio senza scrupoli (interpretato da un eccezionale Daniel Day Lewis, Oscar meritato) nell'America dei primi anni del novecento.

Premesso che non è un film che ha pretese intellettuali o filosofiche, Il Petroliere è senza dubbio uno dei migliori film che ho visto negli ultimi mesi. Personaggi e dialoghi sono eccezionali, come eccezionale è la fotografia (altro Oscar) e, in generale, l'intera realizzazione del film. Speciale menzione per la colonna sonora che riesce ad essere contemporaneamente classica e innovativa e che completa alcune delle sequenze più memorabili viste ultimamente al cinema (come quella dell'esplosione di gas al pozzo).

"Il Petroliere" è uno di quei film che ti rinconciliano con Hollywood. Cinema americano ai massimi livelli.

Ah, il titolo italiano non c'entra niente...ma è più vicino a quello del romanzo ("Oil") e non del tutto fuori posto. Il titolo originale rende meglio l'idea del carattere romanzesco del film facendone presagire le tragedie.

giovedì 21 febbraio 2008

Kwaidan (Storie di Fantasmi)

Kwaidan (Masaki Kobayashi,1963)

Altro film da cineforum fantozziano (o da Benedetta dei Ragazzi della 3a C, ricordate?): ammetto di non conoscere molto di 'sto Kobayashi, ma questo regista gode della mia infinita ammirazione per la perfezione stilistica di Seppuku, di cui vi ho già parlato. Quindi, dato che questo DVD era in bella mostra su uno scaffale alla Fnac e che il prezzo era ragionevole non ho resistito all'acquisto.

Kwaidan (letteralmene "storie di fantasmi" in giapponese) è un film "ad episodi". Per la precisione si tratta di quattro cortometraggi ispirati a quattro ghost-stories della tradizione nipponica. La stessa messa in scena è fortemente influenzata dal teatro e dalla pittura giapponese e rinuncia ad ogni pretesa di realismo in favore di un espressionismo deciso e intenso.

I quattro episodi mi sono piaciuti tutti, ma il terzo "Oichi il senza-orecchie" (da cui è tratto il fotogramma) mi è sembrato di gran lunga il migliore. Visionario, teatrale e ben realizzato si apre con un'onirica sequenza di battaglia che è un concentrato di arti visive del Paese del Sol Levante.

Anche questo, come Seppuku, non è proprio un film per tutti. In primis perchè non è doppiato, e in secundis perchè è talmente intriso di cultura giapponese da essere di difficile lettura per i profani. Questo secondo aspetto è ancora più accentuato rispetto a Seppuku, sia perchè la critica sociale è assente e sia perchè le "storie di fantasmi" nipponiche sono decisamente diverse dalle nostre.

Se vi interessano cultura giapponese e i film teatral-pittorici questo è un titolo da vedere a tutti i costi: alcune sequenze (e gli eccezionali titoli di testa) sono veramente splendide.

Un plauso alla "RaroVideo" che ha pubblicato il DVD in Italia: i titoli nel loro catalogo sono più cari della media, ma sono davvero rari ed interessanti (per esempio "Tetsuo" o i film di Jodorowsky) e i DVD sono sempre accompagnati da qualche pagina di introduzione e critica.

giovedì 14 febbraio 2008

Indagine su un Cittadino al di Sopra di Ogni Sospetto


Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Elio Petri, 1970)


Il capo della sezione omicidi della Questura di Roma, un uomo distinto e capace ma anche autoritario ed arrogante, uccide l'amante sgozzandola durante l'amplesso e dissemina la scena del crimine di prove inequivocabili della propria colpevolezza. Lo scopo dichiarato del delitto è quello di dimostrare la propria "insospettabilità".


Questo film ha molti meriti, in primis l'idea e lo svolgimento della trama che rivela poco a poco la complessa e frustrata psicologia del funzionario di polizia. L'esercizio del potere e della violenza sono lo sfogo di una mente infantile e repressa.


Però è anche un film "datato". Ci sono film che sembrano sempre attuali e ce ne sono alcuni che sembrano migliorare col tempo. Questo, invece, rivela i suoi anni dopo poche sequenze. Se non fosse per l'assenza di sparatorie, a prima vista potrebbe essere scambiato per un "poliziottesco" come tanti altri.


La recitazione di Volontè è un po' sopra le righe per i canoni attuali (forse per l'eccessiva "sicilianizzazione" del personaggio) ma è comunque molto efficace, così come efficace è la celeberrima colonna sonora di Morricone.


In sintesi: non mi è dispiaciuto ma credevo fosse più bello.

giovedì 7 febbraio 2008

La Battaglia di Algeri

La Battaglia di Algeri (Gillo Pontecorvo, 1966)

Questo film racconta, con un taglio quasi documentaristico, l'ascesa e la cattura del capo indipendentista Ali La Pointe nella Algeri degli anni cinquanta, tra i rastrellamenti della casbah da parte dei parà francesi e gli attentati del Fronte di Liberazione Nazionale.

"La Battaglia di Algeri" è uno dei migliori film che mi sia mai capitato di vedere. La sceneggiatura, per esempio, riesce ad essere neutrale ed emozionante allo stesso tempo.

Fotografia, recitazione,scenografia...tutto funziona alla grande e fin dalle prime sequenze si ha la sensazione di assistere ad un capolavoro. L'unica cosa che non mi ha mai entusiasmato è la colonna sonora, firmata peraltro dal maestro Ennio Morricone.

Se non l'avete mai visto, guardatelo. E' il mio film italiano preferito e credo sia uno dei film più belli di sempre.

martedì 5 febbraio 2008

Seppuku (Harakiri)

Seppuku (Masaki Kobayashi, 1962)

Ok, questo è un film da cineforum fantozziano. Non so a quanti di voi potrebbe piacere, ma non posso fare a meno di parlarvene.Seppuku ha molti difetti per lo spettatore medio. Per esempio è lento. Per esempio non è doppiato in italiano (ne' in inglese se è per quello). Per esempio è talmente intriso di cultura giapponese che può risultare un po' ostico.
Siamo nel Giappone del 1600. Un giovane samurai, ridotto in miseria, chiede di fare harakiri presso il palazzo di un alto dignitario - richiesta che talvolta veniva respinta con una piccola elemosina . Il giovane viene però costretto dal nobile locale ad un suicidio rituale di inusitata truculenza, sia come punizione per il suo stato di miseria, sia per "dare l'esempio" ai samurai del palazzo.
Qualche mese più tardi, un altro samurai in miseria, più vecchio, si presenta al palazzo con la medesima richiesta. Ma è chiaro da subito che c'è qualcosa che non quadra in questo anziano e cencioso guerriero.
Con tutti i difetti di cui vi dicevo, penso che Seppuku sia un film magnifico. Ogni singola inquadratura è un esempio di perfezione geometrica e di composizione dell'immagine. Non c'è una sequenza fuori posto. Non c'è immagine che non rifletta un'estetica posata e pulita, tipicamente giapponese e allo stesso tempo estremamente moderna e teatrale. Un po' come in molti film di Kubrick, la pulizia dell'immagine e la perfezione stilistica creano un senso di "tragedia imminente" che è difficile descrivere.
E' anche una pellicola di violenta denuncia contro l'inumanità del codice d'onore dei samurai,e, per traslato, dell'intero sistema di valori "tradizionale" della socità giapponese e, in un senso ancora più in generale, della vacuità dei simboli, dell'apparenza e delle tradizioni quando queste siano slegate dai bisogni concreti della persona e dai suoi sentimenti.

lunedì 28 gennaio 2008

Aguirre, Furore di Dio


Aguirre, der Zorn Gottes (W.Herzog,1972)

Si è fatto un gran parlare di Werner Herzog nelle scorse settimane. La recente rassegna al Museo Nazionale del Cinema di Torino e la ristampa delle pellicole dagli originali (sempre a cura della fondazione del museo) ha avuto una grande copertura mediatica, culminata con l'ospitata del regista da Fazio.

Non mi ricordavo di aver visto un singolo film di 'sto benedetto e osannato Herzog. Ho deciso di rimediare.

L'ambientazione del film è quella della ricerca dell'Eldorado, 1560. Pizarro, dopo aver scavalcato le Ande con uomini in arme, cavalli e cannoni, non riesce a penetrare la giungla e manda una quarantina di uomini in avanscoperta, ordinandogli di discendere il fiume su delle zattere. Vicecomandante del drappello è Aguirre (Klaus Kinski) che, nella crescente brama di potere, diventa folle e conduce la spedizione alla rovina.

Vi confesso che questo film non mi è piaciuto molto. La "maschera" di Kinski è fantastica e alcune inquadrature sono molto suggestive. Però il film non mi ha catturato, forse per un eccessivo minimalismo. L'unica sequenza veramente memorabile è quella di apertura, con l'esercito spagnolo che scende dalle Ande.

Ho trovato più interessante "La Ballata del Soldato Bambino", documentario del 1984 sulla condizione dei bambini-soldato in Nicaragua. Incluso negli extra del DVD, ne giustifica pienamente l'acquisto.