mercoledì 15 settembre 2010

Lasciami Entrare

Låt den rätte komma in / Let the right come in (John Ajvide Lindqvist, Norvegia, 2008)

Strano film, questo. Se ne è parlato molto, perchè, nonostante la scarsa diffusione, è diventato un piccolo fenomeno di culto anche in paesi anglofoni (e nonostante il fatto che il doppiaggio in inglese sia pessimo). Hollywood ne sta realizzando un proprio remake, la cui campagna di marketing è iniziata in questi giorni.

Ambientato in una diafana periferia di una città scandinava, la storia è quella dell'amicizia fra Oscar, un dodicenne solitario, debole e vessato dai bulli, ed Ellie, una strana ragazzina appena arrivata nel quartiere - che si rivelerà essere un vampiro.

Le premesse per una melensa storiella affettivo-gotico-disneyana ci sarebbero tutte, ma fortunatamente il film ha tutt'altro stampo. L'ambiguità morale dei ragazzini è resa in maniera eccezionale ed è probabilmente uno maggiori meriti del film, insieme ad alcune scene veramente ben riuscite (come quella della piscina).

Non parlerei di capolavoro, come altri hanno fatto, ma è un film più che discreto e, come film di vampiri, è ben distante dai canoni delle produzioni Hollywoodiane recenti. Il che vorrebbe essere un complimento.
Sono pronto a scommettere che il remake made in USA non sarà altrettanto bello.

mercoledì 14 luglio 2010

Il Segreto dei Suoi Occhi

El segreto de sus ojos (Juan Jose Campanella, Argentina/Spagna,2009)

Nel piattume della programmazione estiva ecco un bel film.

Un impiegato di un ufficio giudiziaro in pensione decide di scrivere un libro su un caso di stupro ed omicidio, archiviato venticinque anni prima, ma che lui non riesce a dimenticare. Nello scrivere il libro riaffiorano i ricordi del colpevole impunito e di un amore mai confessato...ma non vi racconto altro perchè l'intreccio è complicato e rischierei lo spoiler.

Comunque è davvero un buon film. Non è esente da pecche (per dirne una forse è un po' lungo) ma ci sono sequenze memorabili. Alcune addirittura strepitose (come il piano-sequenza dello stadio). Per certi versi mi ha anche ricordato anche pellicole "esotiche" come quelle della Trilogia della Vendetta di Park Chan-wook, anche se questo è un film tipicamente occidentale.

A vederlo, al Sivori, ci saranno state cinque-sei persone al massimo. Sala vuota in attesa dei cinecocomeri. Un vero peccato perchè è un film che merita.

venerdì 1 gennaio 2010

La Sposa in Nero

La mariée était en noir (F.Truffaut,1968)

Truffaut non mi ha mai entusiasmato. Lo so, lo so, un buon cinefilo dovrebbe adorare Truffaut e la Nouvelle Vague. Non so che dire: forse non riesco a contestualizzarlo, o ad apprezzarne appieno le capacità tecniche. Sta di fatto che tutti i film che ho visto mi sono piaciuti (con l'eccezione di Jules e Jim) ma nessuno mi ha dato quel senso di appagamento che, per me, contraddistingue i capolavori assoluti.
La trama del "La Sposa in Nero" è semplice. Dopo un tentativo di suicidio una donna parte per un viaggio misterioso. Si scopre presto che lo scopo del viaggio è quello di uccidere, uno per uno, i responsabili della morte del marito - avvenuta proprio il giorno delle nozze.
Il film gode di una certa popolarità per due motivi. Quello più serio è che questo film nacque come "omaggio" del regista francese ad Alfred Hitchcock all'indomani della celebre intervista. Il motivo più faceto è che questa pellicola è spesso citata come "il film a cui Tarantino si è ispirato per Kill Bill" - il che mi sembra vero solo in minima parte e solo a grandi linee.
Comunque è un buon film. Vale la pena vederlo - se non altro per numerose sequenze che presentano un montaggio magistrale e che troverete citate come esempi in molti manuali di tecnica cinematografica.

mercoledì 2 dicembre 2009

Bubba Ho-Tep

(Don Coscarelli, 2002)

Elvis Presley è vivo, ed è un anziano ospite di una casa di riposo la cui maggiore ossessione è l'impossibilità di avere un'erezione. O forse Elvis è morto e il protagonista è solo un mitomane. Il che non sarebbe strano, considerato che tra gli altri ospiti della casa ci sono il Cavaliere Solitario e nientemeno che il Presidente Kennedy (che però è nero...ma a suo dire è stato "colorato" dai servizi segreti per nascodere il fatto che è vivo e vegeto).
Fatto sta che The King e JFK si troveranno ad affrontare nientemeno che una mummia egizia succhia-anime che, nottetempo, si aggira, con stivaloni e cappello a tesa larga, nei corridoi dell'istituto per anziani per cibarsi del poco di vita che rimane agli ospiti.
Un B-movie ben fatto, con personaggi originali, un grandissimo Bruce Campbell (L'Armata delle Tenebre) nella parte di Elvis e dialoghi che trasudano stile. Del resto, il film è tratto da un racconto di Joe R. Landsale che è uno dei più divertenti e talentuosi scrittori di genere di sempre (oltre che uno dei miei preferiti in assoluto).
Come ha detto bene un mio amico Bubba Ho-Tep è "una cagata...ma fatta bene".

mercoledì 28 ottobre 2009

Lebanon

Lebanon (Samule Maoz,2009)

Film decisamente strano, questo Lebanon. E' il 1982 e l'esercito israeliano sta entrando nel territorio libanese.Il film è interamente ambientato all'interno di un carrarmato israeliano che ha il compito di accompagnare un plotone di paracadutisti nell'esplorazione di una cittadina ostile.

Il film non mi ha convinto. L'impostazione è volutamente minimalista e sperimentale e il risultato è oppressivo e claustrofobico, ma assolutamente non realistico, anzi direi quasi teatrale. Non siamo ai livelli di Dogville, ovviamente, ma si ha tutto tranne che l'impressione di essere all'interno di un carroarmato vero - il che apre la porta ad una serie di interpretazioni metaforiche, alcune delle quali scontatamente banali.

Non è un film brutto...ma siamo ben distanti dalla qualità che mi aspetterei da un Leone d'Oro - che in questo caso sembra quasi un premio alle intenzioni e all'antimilitarsmo, piuttosto che alla reale qualità del film. Sullo stesso tema Waltzer con Bashir mi era piaciuto di più.

lunedì 8 dicembre 2008

Andrei Arsenyevich Tarkovsky,la fantascienza del Soviet e numerose facciate sul divano.

L'indimenticato Maestro Sovietico Andrei Ansenyevich Tarkovsky, a cui debbo diverse sonore dormite sul divano :-)

Qualche settimana fa, durante una cine-conversazione ad una festa, sono stato messo di fronte ad una pesante lacuna nella mia preparazione: Andrei Tarkovsky. Il nome è di quelli pesanti. Nel senso che, quando si parla di fantascienza, se non hai visto "Solaris" di Tarkovsky vieni immediatamente retrocesso al rango degli spettatori abituali di Natale a Rio, Amici di Maria de Filippi e La Talpa - che, nelle suddette conversazioni, sono valutati alla stregua dei cercopitechi.

Di qui si deduce una regola d'oro dello pseudo-cinefilo da party: se si parla di grandi registi o classici indiscussi MAI ammettere candidamente "non l'ho visto". Si perde ogni credibilità. Allo scopo di mantenere la vostra autorità in materia, dovrete preventivamente usare una delle seguenti frasi:

1) "L'ho visto a pezzi in TV" - con la variante rafforzativa "l'ho visto a pezzi a Fuori Orario di Enrico Ghezzi"

2) "L'ho visto anni fa ad una rassegna...ma non mi aveva entusiasmato" (e far seguire espressioni dubbiose e un pochino schifate fino a che la convesazione scivola su un altro film - calcolate un 3-4 minuti al massimo)

3) "L'ho visto certamente ma forse lo confondo con ... - aggiungete qui il primo film astruso che vi viene in mente, più astruso è meglio è. Il meglio del meglio sono film di nazioni difficili da trovare sul mappamondo e di cui neanche esiste una traduzione italiana.

Ovvio che è buona regola sopperire alle lacune più gravi non appena possibile. Nel mio caso, grazie a prodigi del p2p, si è trattato di affrontare i due irrinunciabili capolavori fantascientifici del maestro sovietico, ovvero Solaris e Stalker. Sapevo che sarebbe stata dura.
Una Locandina russa di Solaris che la dice lunga...

Solaris è un film del 1972, tratto da un racconto di Lem, che narra di una stazione spaziale in orbita su quello che sembra essere uno sterminato ammasso di "plasma pensante". Questa intelligenza aliena analizza il subconscio dei tre abitanti della stazione e sulla base di questo materializza i "visitatori", esseri fisici che interagiscono con gli umani. Il protagonista, uno psicologo appena inviato sulla stazione, si troverà quindi faccia a faccia con una replica della moglie morta anni prima. Lui sa che è una copia aliena, sa che è anche un essere vivente identico alla donna amata etc.etc. ...beh,avete capito: una serie di pippotti filosofico-psicologici in russo sottotitolato in inglese. Mi ha mandato al tappeto (leggasi mi sono addormentato sul divano) tre volte prima di vederne la fine. Non è un brutto film, anzi. Per esempio, i rapporti fra i vari abitanti della stazione sono molto interessanti. Ma è lento. Sottotitolato, poi, è mortale.
Ne esiste anche una remake Hollywoodiano con Clooney, che non ho visto e che mi dicono mantenga intatta la potenza soporifera.

Copertina del DVD in inglese di Stalker (da noi non esiste)


Stalker, invece, fu ultimo film "sovietico" del regista. Realizzato nel 1979 e tratto dal racconto Roadside Picnic dei fratelli Strugratsky, segue il viaggio di uno scrittore e di uno scienziato, accompagnati da uno Stalker, all'interno della misteriosa Zona - un'area disabitata da anni e sede di invisibili e terribili pericoli. Nessuno può entrare nella Zona. L'esercito ne presidia gli accessi. Nessuno nemmeno sa cosa ci sia veramente nella Zona. Si dice che vi sia caduto un meteorite, o che vi siano sbarcati gli alieni. Si dice che, nella Zona, basti un passo nella direzione sbagliata e si muoia. Si dice però che vi sia anche La Stanza, un luogo in cui i propri desideri vengono realizzati. Per questo motivo sono in molti a volere entrare nella Zona, e per farlo hanno bisogno di essere accompagnati da uno Stalker, misteriose guide in grado di decifrare gli invisbili percorsi che consentono l'accesso alla Stanza.
Sotto molti aspetti è un film geniale. Per dirne una, io ci ho visto una efficace metafora del ruolo mistificatorio della religione (lo Stalker come il prete, che tiene sotto controllo artista e scienziato minacciando pericoli e vincoli invisibili, e forse inesistenti). Però pure questo mi ha mandato orizzontale per un paio di volte.

Concludendo: due film sicuramente interessanti, che vale la pena vedere se siete degli appassionati, ma che sono lenti e "spessi". Se non siete degli appassionati del genere, sconsiglierei rispettosamente la visione. Quanto avete appena letto, un paio di minuti su imdb e una delle frasi riportate sopra saranno sufficienti a sostenere le conversazioni durante le feste.

martedì 10 giugno 2008

Tropa de Elite

Tropa de Elite (Josè Padilha, 2007)

Ci sono due motivi che mi hanno spinto a scrivere queste due righe su Tropa de Elite. Il primo è che penso che sia un buon film. Mi è piaciuto molto e vi consiglio di guardalo. Il secondo è che è un film che ha ricevuto, nel nostro Paese, un'accoglienza critica a dir poco controversa.

Basato su un libro scritto da un ex-ufficiale del BOPE (la squadra speciale della polizia brasiliana), il film segue le vicende di alcuni mebri di questo corpo specializzato in violente e repressive incursioni nelle favelas di Rio de Janeiro, per stanare - e spesso uccidere senza troppi complimenti - narcotrafficanti e spacciatori.

E' un ottimo film. Ben realizzato, ottima fotografia, recitazioni convincenti e buona regia. Orso d'Oro a Berlino. Quindi perchè tutte queste polemiche? Beh, è semplice. Perchè i "buoni" agiscono con metodi repressivi e autoritari, diciamo pure fascisti. La cosa certamente non piacerà ai commentatori più sinistrorsi, di cui la critica cinematografica italiana abbonda. Gli uomini del Bope torturano e uccidono, senza discussioni, senza processi e senza dibattiti, salvo poi subire il peso gravoso dello stress emotivo e fisico. Lo fanno perchè hanno la ferma convinzione che gli spacciatori siano assassini. Non hanno dubbi di essere i buoni e non hanno dubbi su chi siano i cattivi. E non hanno dubbi che i cattivi meritino la morte.

Il film è anche impietoso verso la corruzione della polizia, verso i centri sociali delle favelas "collusi" con gli spacciatori e verso i giovani universitari della Rio "bene" che fanno parte, come consumatori o rivenditori, del giro del narcotraffico. In una situazione così incancrenita le carneficine del Bope sembrano necessarie. Non so se sia vero. Non so se sia giusto. Però "Tropa de Elite" è un bel film.

Dimenticavo: il film veniva pubblicizzato con la frase "dagli stessi autori di Cidade de Deus"....parzialmente vero. Uno degli sceneggiatori è lo stesso e anche il direttore della fotografia è lo stesso. Il regista però non è Merellies. Poco male. Sono entrambi ottimi film.